Il caso di Conni e Fuzion ha scosso il settore: qualcuno ha clonato la voce di lei tramite AI e ha messo in vendita un brano “fake” su Apple Music.

Il sistema è rimasto a guardare.

Parliamo di un’appropriazione biometrica che scavalca ogni regola.

Spesso la colpa ricade sui distributori, ma tecnicamente è impossibile per loro intercettare un clone vocale se non lo hanno già in database.

I veri attori in gioco qui sono i DSP e le aziende che producono queste AI.

Ho raccolto una serie di riflessioni su come potremmo proteggere il talento umano: dalla tracciabilità preventiva (watermarking) fino a una proposta di Equo Compenso AI, per tutelare i musicisti anche quando i loro cloni finiscono nei set offline dei DJ.

L’obiettivo deve essere riportare il consenso dell’artista al centro del business, usando l’innovazione per valorizzare l’unicità invece che sostituirla.


Sono Andrea Corelli, Professionista ed Advisor dell’Industria Musicale.
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