Il produttore del North Carolina ha ammesso le proprie responsabilità davanti alla corte federale di Manhattan: ha incassato circa 10 milioni di dollari gonfiando artificialmente gli stream.
Rischia fino a 20 anni di carcere per frode e riciclaggio.
Come riportato oggi da Murray Stassen su Music Business Worldwide, questa ammissione chiude il cerchio su un caso di cui ho già parlato (qui).
Parliamo di un’operazione industriale durata sette anni.
Smith ha sfruttato centinaia di migliaia di tracce AI e 10.000 bot alimentati tramite abbonamenti family per mimetizzarsi.
I 10 milioni di dollari sottratti sono royalties tolte a chi la musica la fa davvero.
Se un singolo utente può simulare 660.000 stream al giorno restando invisibile per anni, il problema di sicurezza delle piattaforme è strutturale.
La tecnologia deve amplificare il talento, non premiare chi sa ingannare meglio un algoritmo.
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Sono Andrea Corelli, Professionista ed Advisor dell’Industria Musicale.
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