Non esiste giudice più onesto della curva di retention. Mentre noi ci innamoriamo di un’intro o di un passaggio strumentale, l’utente ci dice la verità in una manciata di secondi.
E quella verità segue una diagnostica molto precisa.
➡️ Se la gente scappa alla seconda strofa, il brano è troppo lungo.
Non è necessariamente una questione di durata totale, ma di tensione: la scrittura si è seduta, il ritmo è calato e non hai dato all’ascoltatore un motivo per restare.
➡️ Se invece la fuga avviene sul drop, il problema è il suono.
L’idea può essere fortissima, ma se la realizzazione tecnica non regge il confronto con lo standard del mercato, l’orecchio reagisce scappando verso il pezzo successivo in playlist.
I dati sono strumenti chirurgici.
Non servono a mutilare la creatività, ma a rifinirla con quella che andrebbe chiamata pazienza analitica: il coraggio di capire dove il pezzo “sanguina” e metterci un punto di sutura prima di andare live.
Ai tempi della radio, se un pezzo non bucava subito, sapevi già che l’ascoltatore avrebbe cambiato frequenza.
Oggi quel tasto skip è ancora più vicino e spietato. Meglio un taglio netto in studio oggi che un flop silenzioso domani.
#MusicTakeAway
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Sono Andrea Corelli, Professionista ed Advisor dell’Industria Musicale.
Da lunedì a venerdì condivido su Linkedin strategie, backstage o storie dietro una canzone. Il weekend mi godo il flow.
Se ti serve aiuto con il tuo artista, etichetta, progetto o startup musicale, scrivimi.