È una frase di Marisandra Lizzi, dal libro “Lettera a Jeff Bezos“, e mi è arrivata come uno schiaffo.

Perché nel nostro ambiente, diciamocelo, pecchiamo spesso di presunzione.

❎ Pensiamo che l’artista sia un asset da ottimizzare, un profilo social da curare o, peggio, un “prodotto” da ufficio marketing.
❎ Usiamo termini come management che evocano l’idea di tenere sotto controllo qualcosa.

➡️ Ma la verità è che il talento non si fa recintare.

I capelli bianchi mi hanno insegnato che quando provi a “gestire” un artista come se fosse un dipendente, finisci per spegnerlo.

Gli togli quella scintilla che lo rende unico e lo trasformi in un esecutore di strategie altrui. Il risultato è un progetto senza anima che il pubblico fiuta lontano chilometri.

Il nostro lavoro è costruire un ecosistema dove l’artista si senta sicuro di rischiare.

Dobbiamo essere quelli che alimentano il fuoco, non quelli che decidono quanto deve essere alta la fiamma.

Ispirare significa ascoltare anche quello che l’artista non dice e trasformare le sue intuizioni, spesso confuse (no offence), in una direzione chiara.

Se l’artista brilla, è perché ha trovato qualcuno capace di guardare oltre i numeri di una dashboard e puntare dritto alla sua verità.

E – spoiler – la frase è 100% valida sia con gli artisti che con i talenti del tuo team.#LibriVsMusica

Sono Andrea Corelli, Professionista ed Advisor dell’Industria Musicale.

Da lunedì a venerdì condivido su Linkedin strategie, backstage o storie dietro una canzone. Il weekend mi godo il flow.

Se ti serve aiuto con il tuo artista, etichetta, progetto o startup musicale, scrivimi.