Le recenti denunce che stanno travolgendo diversi nomi di punta del genere hanno scoperchiato un vaso di Pandora che molti, nel settore, preferivano tenere chiuso.
Il movimento #MeTooDJs (https://linktr.ee/metoodjs) è diventato l’ancora di salvataggio per troppe vittime che, fino a oggi, sono rimaste isolate.
Non è solo un punto di raccolta testimonianze, ma una rete di supporto concreto che fornisce assistenza psicologica, medica e legale per affrontare abusi normalizzati per troppo tempo.
Quando i festival rimuovono artisti dalle line-up, la reazione immediata è di sollievo, ma da addetto ai lavori guardo oltre. La domanda non è solo “chi è stato rimosso”, ma “perché ci siamo arrivati”.
Per anni abbiamo confuso la “personalità” dell’artista con l’immunità, lasciando che il talento diventasse un lasciapassare. Grazie al coraggio di chi anima MeTooDJs, il sistema non può più nascondersi. Il loro lavoro – documentare le accuse e chiedere spazi più sicuri – è la spinta necessaria per un cambio di rotta drastico.
Non basta un comunicato stampa riparatore per pulire la coscienza di un movimento. Serve un’evoluzione nei processi di selezione, nei contratti di booking e nella responsabilità dei promoter.
La libertà deve essere protetta, non esibita come slogan. Il rispetto delle persone non è un optional del contratto, è il prerequisito per poter continuare a far ballare la gente.
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Sono Andrea Corelli, Professionista ed Advisor dell’Industria Musicale.
Da lunedì a venerdì condivido su Linkedin strategie, backstage o storie dietro una canzone. Il weekend mi godo il flow.
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